Riunione e Mauritius colpite dal ciclone Belal

Valentina Conti

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Ambiente
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Domenica sera, la popolazione dell’isola francese de La Réunion nell’Oceano Indiano è stata costretta a rifugiarsi durante l’imminente arrivo del ciclone tropicale Belal, che potrebbe segnare la storia dell’isola con venti devastanti e numerose inondazioni dei corsi d’acqua.

Lunedì l’isola è tornata all’allerta rossa mentre la popolazione rimane al coperto anche se ci si aspetta che il ciclone si allontani dalla costa. La situazione sta suscitando preoccupazioni dato che il ciclone ha già causato molti danni sulla vicina isola di Mauritius.

Le precauzioni messe in atto dalle autorità locali

Le autorità locali hanno emanato un’ordinanza per imporre il divieto assoluto di circolazione delle persone e veicoli nelle vie pubbliche, con eccezione delle forze dell’ordine, personale sanitario necessario per i servizi di soccorso civile e distribuzione encomiaste.

Le scuole sono state chiuse lunedì e martedì ed è stato pianificato di utilizzarle come centri di evacuazione temporanei. Inoltre le operazioni portuali e aeroportuali sono state sospese fino a nuovo avviso.

Gli abitanti dell’isola si stanno stringendo insieme per affrontare la situazione, con gli operatori economici che si sono impegnati a garantire il rifornimento di prodotti alimentari e beni di prima necessità durante l’emergenza. L’energia elettrica è stata ripristinata nella maggior parte delle zone colpite grazie agli sforzi dei tecnici dell’Electricité de France (EDF).

L’impatto del ciclone Belal sull’isola Mauritius

Sull’isola Mauritius, anch’essa situata nell’Oceano Indiano, i danni causati dal ciclone Belal sono molto gravi. Numerose abitazioni ed infrastrutture sono state seriamente danneggiate dal passaggio del ciclone sopra l’isola e anche gli alberghi turistici non hanno fatto eccezione.

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Inondazioni e distruzione a causa dei venti devastanti

Le regioni più colpite sono le aree costiere, dove le inondazioni causate dai venti devastanti hanno distrutto le barriere coralline che proteggono l’arcipelago mauriziano. Le piogge torrenziali che hanno accompagnato il ciclone hanno contribuito ad allagare strade e campi mentre gli usualmente incantevoli paesaggi tropicali sono stati trasformati in pozze di fango e detriti.

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La popolazione locale ha risentito pesantemente degli effetti del meteo estremo, con molte persone costrette ad abbandonare le loro case a causa delle inondazioni. Le scuole, gli uffici governo e altri servizi pubblici sono rimasti chiusi durante l’arrivo del ciclone, con molte persone costrette a lavorare da casa.

La comunità internazionale si mobilita per aiutare le isole colpite

La gravità degli effetti del ciclone Belal su La Réunion e Mauritius ha attirato l’attenzione della comunità internazionale che si è mobilitata per garantire supporto alle isole. Vari paesi, tra cui la Francia, hanno offerto il loro aiuto sotto forma di assistenza tecnica e finanziaria per i danni causati dall’emergenza climatica.

Anche gli operatori turistici e le organizzazioni non governative si stanno adoperando per mettere in atto misure immediate di sostegno alla popolazione locale e alle comunità colpite.

La riapertura progressiva delle infrastrutture e la ripresa economica

A seguito dell’allontanamento dei venti devastanti, sia La Réunion che Mauritius stanno lentamente tornando al normale funzionamento delle loro infrastrutture. Gli aeroporti e i porti sono stati riaperti mentre gli abitanti delle città iniziano a pulire i danni causati dal ciclone.

Tuttavia, la strada verso la completa ripresa sarà lunga, specialmente considerando gli importanti danni alle infrastrutture turistiche e agricole delle due isole. Le autorità locali e le organizzazioni internazionali dovranno unire le forze per coordinare gli sforzi di soccorso e ricostruzione nelle settimane e nei mesi a venire.

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Il ciclone Belal ha dimostrato quanto sia importante per le comunità insulari essere preparate a fronteggiare eventi climatici estremi come questo, che potrebbero diventare più frequenti nel futuro a causa del cambiamento climatico globale.

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