Villasanta - Un viaggio di 130 km per raccontare la vita che scorre lungo il Lambro e scoprire dove e quando l'equilibrio fra l’uomo e questo fiume si è spezzato, trasformando questo corso d’acqua in un paziente “moribondo” a cui tutti hanno voltato le spalle. Ma attraverso i ricordi di chi vive lungo le sponde del fiume trovare anche una speranza per il futuro. È la storia raccontata da “Ciar Cumè l'acqua del Lamber” (Chiara come l’acqua del Lambro), il documentario prodotto da Legambiente e realizzato dalle giovani autrici Elena Maggioni, Hulda Federica Orrù e Carlotta Marrucci che oggi verrà proiettato per la prima volta in occasione del “LambroDay”, a due anni dalla tragedia dello sversamento a Villasanta.
Cementificato, sfruttato per sversare acque luride, dimenticato: siamo dunque di fronte alla fine del Lambro? Legambiente e le autrici pensano di no. “Da qui nasce l’idea di raccontare attraverso un documentario la storia di un viaggio – spiegano le autrici - dalla sorgente alla foce, alla scoperta di luoghi inaspettatamente incontaminati, di culture locali colme di storia e saggezza popolare, di generosa gente di fiume che ancora si emoziona, dona il proprio tempo e agisce in prima persona per far tornare il Lambro vivo e poterlo di nuovo considerare il “nostro” fiume. L’idea di fondo del documentario è quella di far conoscere l'importanza che il fiume Lambro può ancora svolgere per le comunità rivierasche, svelandone le origini, mostrandone i cambiamenti e gli abusi che ha subito nel corso dei secoli, attraverso i racconti, i ricordi e le speranze della gente che vive lungo il fiume”.
“Abbiamo istituito il Lambro Day per tenere viva l’attenzione nei confronti del fiume. Il documentario che presentiamo oggi in anteprima è solo un primo passo – dichiara Lorenzo Baio di Legambiente Lombardia – a marzo, all’interno delle azioni previste nel Contratto di Fiume per il Lambro Settentrionale, verrà inviato a tutte le biblioteche, enti parco e amministrazioni dei comuni rivieraschi una copia del dvd perché sia uno strumento per riavvicinare le persone al fiume e sensibilizzare le amministrazioni affinchè si intraprenda una vera battaglia contro l'inquinamento, la cementificazione e l'abbandono. Il Lambro non è solo una fogna a cielo aperto come spesso si è denunciato – insiste Baio - ma un fiume da conoscere, vivere e salvaguardare. Ma non si ripulirà da solo: il Lambro pulito richiede grandi investimenti e una forte volontà delle politica locale e regionale”.
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