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Ultimo aggiornamento: 21.04.2014
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Gallarate - L'Arte
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Il palazzo del Broletto

palazzo del BorlettoIl Broletto (termine che in passato designava ovunque il palazzo municipale) sorge su un'area adibita fin dalla metà del '200 al convento di San Michele, edificato dall'Ordine degli Umiliati. Dopo la sopressione dell'ordine (1570), conseguente all'attentato del Farina a San Carlo Borromeo, il convento ospitò altri religiosi (monache Benedettine ed Agostiniane, frati Francescani). Sotto Napoleone, l'edificio perse il carattere di convento per essere adibito a pubblici uffici, sia pure con funzioni diverse nel tempo. Dal 1859 al 1861, crollata la torre già campanile della chiesa, esso venne ristrutturato su progetto dell'arhcitetto Leone Savoia; dell'antico convento rimane l'ampio cortile con in porticato coperto da volte a crociera poggianti su colonne in granito. Ospitò fino al 1929 il Municipio, poi trasferito nel palazzo di via Verdi, (costruito nel 1907 come sede della Sottoprefettura) ed ora denominato Palazzo Borghi, dal nome della facoltosa famiglia propietaria in origine dell'area e, fino agli anni 60, la pretura, le carceri, il commissariato di P.S., la Biblioteca Civica.
Agli uffici amministativi rimastivi se ne sono aggiunti nel 1995, dopo l'ampliamento del Broletto stesso verso largo Camussi, parecchi altri. Le fonti locali danno risalto, più che ai valori architettonici del complesso, alle funzioni pubbliche esercitatevi (sede di circondario, Sottoprefettura, ecc), quasi a rivendicare alla città un ruolo primario e irrinunciabile sul territorio.

La Crocetta o 'Cruzeta'
Al di là del modesto valore artistico, è il simbolo della città, cara ai gallaratesi e parte importante della storia locale.
La colonna si erge su un piedestallo ed è sormontata da un capitello con doppio simulacro della Vergine del Pilar, cui sovrasta una croce in ferro. Come si legge (purtroppo, ora, molto a fatica) su un lato del basamento, la fece erigere nel 1694, (in sostituzione di una più bassa) Cesare Visconti di Milano, conte di Gallarate in quell'epoca sotto la dominazione spagnola.
La crocetta subì vari spostamenti, anche nel secolo scorso, sempre nell'ambito di piazza Maggiore, poi Vittorio Emanulele II ed ora Libertà. Ci sembra interessante, quasi profetica, la frase apposta sul lato del basamento verso via Mazzini: 'I posteri giudichino l'Autore, la cosa, il fine, il modo, l'epoca'.

La sede degli Studi Patri
L'antico convento di San Francesco sorto in seguito alla venuta dei Frati Minori (1234), si può definire, pur nella limitata estensione superstite, l'edificio storico che meglio rappresenta l'antico borgo citato sulle mappe dell'epoca come sede di un'importante comunità francescana. Nel 1245 l'opera era già ben avviata e comprendeva, oltre alla chiesa (più a sud), il mistico 'chiostrino', come è familiarmente chiamato dai gallaratesi. Il convento subì varie vicissitudini nel corso delle lotte tra francesi e spagnoli. Nel 1718 si estendeva fino all'ex Pasquirolo (parte dell'attuale piazza Risorgimento). Nel 1926, il Chiostrino venne donato da Enrico Macchi alla Società degli Studi Patri, sorta nel 1896, la quale vi si trasferì, occupandosi intelligentemente della conservazione e del restauro dell'edificio, dopo aver consentito la demolizione della chiesa (1932), ormai fatisciente per l'incuria dei precedenti governi e propietari privati.
In quel che rimane dell'antico complesso ha sede oggi il Museo di Storia ed Arte, aperto al pubblico dal 1961. Al piano terreno è raccolto il materiale archeologico di epoca preistorica (Lagozza di Besnate, Civiltà di Golasecca), gallica, etrusca, romanica e longobarda. Al primo piano, ha sede la Pinacoteca con dipinti del XVII, XVIII, XIX secolo. Tra gli artisti presenti ricordiamo Giacomo Raibolini detto il Francia, Jacopo Zucchi, Giovan Battista Crespi detto il Cerano, Tanzio da Varallo, Niccolò Pisano, Daniele Crespi, Giacomo Sementi, Carlo Cane, Giuseppe de Albertis, Giuseppe Bossi, Adolfo Wildt, Renzo Colombo,ecc.

L'Aloisianum
AloisianumDopo varie peregrinazioni per l'Italia l'Aloisianum, sorto nel 1839 come seminario degli aspiranti gesuiti dedicato a San Luigi Gonzaga, potè stabilirsi alla periferia di Gallarate nel 1936, grazie alla generosa donazione della contessa Rosa Piantanida Bassetti Ottolini. Nel 1937 gli fu riconosciuta la facoltà di conferire i gradi accademici in filosofia. Dal 1970 non è più sede universitaria ma rimane centro primario di attività culturali sotto vari aspetti: la Biblioteca, con centinaia di migliaia di testi, accessibili agli studiosi; il monumentale 'Index Thomisticus', elaborato da padre Roberto Busa, dal 1946 al 1980; gli annuali Convegni Filosofici, che hanno dato vita ad un autentico movimento di pensiero di portata universale; la Procura delle Missioni; l'I.R.I.S., diretto, nelle sue varie sezioni sociali ed artistiche da padre Alfredo Imperatori. L'Aloisianum apre inoltre a tutti le sue porte per convegni scientifici e tecnici, raduni, manifestazioni culturali, mostre, concerti. Contiguo al complesso universitario, sorge dal 1959, (su un naturale belvedere), la chiesa del Sacro Cuore, tempio funzionale e moderno con una Via Crucis di Francesco Messina, opere del gesuita Fratel Venzo, Bianchi, Kaufmann ed altri.

La Basilica di Santa Maria Assunta
La Basilica di Santa Maria Assunta Sorge sull'area di due preesistenti chiese, dedicate a Santa Maria: la prima, di cui si ha notizia nella citata pergamena del 974, testimonia l'importanza del borgo come sede capitolare; la seconda, di cui mancano dati precisi, risalirebbe al XIV-XV secolo. Secondo un'iscrizione murata all'interno della torre campanaria, in precedenza il sacro 'fagetum' (bosco di faggi, da cui il termine successivo 'faietto') su una modesta altura ad orinte dell'Arno, era stato teatro di riti religiosi pagani e celtici. L'attuale Basilica fu costruita tra il 1856 e il 1861 su disegno dell'architetto Giacomo Moraglia, deceduto il quale, Camillo Boito ecletti quanto il fratello Arrigo (più noto come musicista) ne completò la facciata tra il 1868 e il 1870. Il tempio è imponente per le dimensioni della sua unica navata lunga 89 metri e larga fino a 17,30 metri e della maestosa cupola, con 18 metri di diametro e 27 di altezza. Oltre a numerosi affreschi di Luigi Cavenaghi e agli stucchi di Celso Stocchetti, la Basilica ospita, tra le sue numerose sculture, 'l'Assunta' di Giuseppe Rosnati, quella dell'altare maggiore di Edoardo Tabacchi e San Giovanni Battista del Duprè. L'organo del 1922, recentemente restaurato, è fonte di prestigiose offerte musicali.
Fiancheggia la Basilica il campanile, recentemente (per volere di Monsignor A. Piantanida) restaurato, alto 45 metri, iniziato nel 1454 e quindi coevo, almeno nei piani inferiori, alla seconda Basilica di Santa Maria Assunta.
Nelle sale della Pinaconteca del Museo sono esposti importanti dipinti provenienti dalla precendente prepositurale, dalle chiese sussidiaire e da donazioni di privati cittadini. Tra queste figurano opere di Niccolò Pisano, Innocenzo Francucci da Imola, Daniele Crespi, il Morazzone, Nuvolone, Magatti, Giuseppe de Albertis, Malosso, ecc. Di prossima apertura le sezioni dedicate ai paramenti sacri e alle suppellettili liturgiche.

La chiesa Sant'Antonio Abate
La piccola chiesa, in zona centrale, ha dei precedenti storici nell'omonimo oratorio, attivo nel '400 e sede di varie confraternite. La costruzione attuale è della seconda metà del '700; rivela lo stile, in un barocco misurato e armonioso, del canonico bustese Biagio Bellotti, architetto e pittore. Del concittadino Rosnati sono la statua di Santa Marta, gli affreschi raffiguranti la vita di S. Antonio alle pareti e sulla volta, e quelli della vita di S. Marta nel coro. Fu restaurata nel 1962 dall'architetto Francesco Moglia con la creazione di una facciata posteriore verso Corso Italia, aperto in quegli anni abbattendo il vetusto Faietto.

La chiesa di San Rocco
Chiesa modesta ma in zona di intenso traffico situata sul corso Sempione. San Rocco è un'altra delle 'pitre vive' di Gallarate. Risale senz'altro all'epoca di San Carlo, cui ne riferisce nel 1566 padre Leonetto Clivone; i molti restauri, non sempre riusciti, ne hanno comromesso la struttura, tanto da mettere in forse, in epoca recente, la sua stessa sorte. E' attribuibile all'inizio del '500 (scuola di Bernardino Luini), la 'Madonna del melograno', guastata purtoppo da numerose ridipinture.

La chiesa di San Francesco
Eretta dal 1906 al 1910 su disegno dell'architetto Gaetano Moretti, ha belle volte di stile composito e fa memoria, nelle vetrate, dei santi francescani. Certo, i promotori hanno voluto rinnovare con la sua costruzione il culto del Santo d'Assisi, il cui tempio sorgeva poco discosto nella stessa piazza Risorgimento (in passato Foro Boario). Dal 1965 con l'erezione dell'attiguo monastero la chiesa è affidata alle cure delle Benedettine adoratrici del S.S. Sacramento.

Il Santuario di Madonna in Campagna
A chi giunge in auto da Busto non può sfuggire, affiancato in posizione asimmetrica al viale Milano il Santuario di Madonna in Campagna. Risale al Seicent quando, per un voto fatto dai borghigiani il 21 novembre 1630 (festa della presentazione al Tempio di Maria Vergine), la famosa pestilenza dei Promessi Sposi fu arrestata alle porte della città. Notevole l'altare maggiore, opera del ticinese G. B. Rigoli e del Rosnati. La Madonna del Latte, al centro dell'ancona, risale al secolo XV-XVI e proviene da un preesistente 'gesiolo' (cappellina). Nella chiesa, si notano anche dipinti di Carlo Cane, della cerchia dei fratelli Campi e di Biagio Bellotti e una Madonna dei Mercedari (appartenenti all'ordine della Beata Vergine della Mercede) attribuita al Nuvolone. Il Santuario e l'intero rione si animano nell'ultima decade di novembre per la tradizionale 'Rama di Pomm', una tra le poche sagre rimaste vive in Gallarate.

La chiesa del Lazzaretto
Del flagello della peste fa memoria anche un altro piccolo tempio di Gallarate: la chiesina di San Marco, più nota come 'del Lazzaretto', alla periferia di Cedrate. Essa non sorse però in occasione di una pestilenza, ma nel 1721, quasi cento anni dopo l'epidemia del 1629/30, per ricordare le molte vittime di questa e della precedente 'peste di San Carlo', confinate in quella zona rurale. Citiamo il 'lazzaretto', meta un tempo di modeste scampagnate e frugali merende all'aperto, per l'impegno con cui un gruppo di cedratesi si è assunto l'onere di provvedere al graduale restauro, già attuto per la pala d'altare raffigurante San Gregorio Magno, patrono degli appestati e per una tela del Seicento lombardo 'Il riposo durante la fuga in Egitto'.



 

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