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logo_tappe.gifTappa 1: Il Colosso di San Carlo Borromeo


 

arona_001.jpgQuesta statua, soprannominata il Sancarlone, domina il lago Maggiore e si raggiunge percorrendo
 la provinciale 35 diretta alla frazione Ghevio di Meina, in località San Carlo. Il colosso è alto circa 36 metri e fu realizzato tra il 1614 e il 1697 con lastre di rame. Originariamente era previsto che la statua, ultimata nel 1698, facesse parte di un Sacro Monte di cui furono realizzate però solo tre cappelle.
Su volontà del cugino Federico, arcivescovo di Milano e suo successore, iniziarono i lavori per la costruzione di un Sacro Monte che ne celebrasse la memoria.Federico Borromeo insieme a Marco Aurelio Grattarola, supervisore dei lavori del Sacro Monte, vollero anche costruire un'enorme statua visibile dal lago Maggiore.
Il disegno fu di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano e la statua fu realizzata con lastre di rame battute a martello e riunite utilizzando chiodi e tiranti in ferro. Gli scultori che la realizzarono furono Siro Zanella di Pavia e Bernardo Falconi di Lugano. L'opera fu conclusa nel 1698 e il 19 maggio dello stesso anno il cardinale Federico Caccia, arcivescovo di Milano, diede la solenne benedizione al monumento.

 

logo_tappe.gifTappa 2: La Rocca Borromea


roccaborromea.jpgE’ una costruzione a scopo difensivo affacciata sul Lago Maggiore. Assieme alla gemella Rocca Borromea di Angera era uno dei principali punti di controllo strategici del Lago Maggiore in epoca antica. La fortezza costruita in territorio Piemontese, nel comune di Arona, venne fondata in un periodo poco precedente all'anno mille sotto il controllo dei Longobardi. Adibita unicamente a scopo difensivo, nei secoli successivi passò tra proprietà vescovili fino a ricoprire il ruolo di semplice rifugio attorno al XI e XII secolo. Dopo aver subito una completa distruzione a mano della casata dei Della Torre ritornò possedimento dei Visconti nel 1227. Due secoli dopo, precisamente nel 1439, la costruzione cambiò di nuovo proprietario insieme all'intero Comune e il Castello di Arona, quando Filippo Maria Visconti la cedette come feudo a Vitaliano Borromeo. Per ben quattro secoli la Rocca rimase in mano alla Famiglia Borromeo, dando addirittura i natali al futuro cardinale San Carlo Borromeo nel 1538. La storia della Rocca di Arona si chiude nel 1800 quando l'esercito Napoleonico ricevette l'ordine di distruggere alcune fortificazioni occupate dagli Austriaci. Da quel momento della Rocca di Arona rimangono solo alcuni resti. Purtroppo il parco però da alcuni anni non è accessibile.

 

logo_tappe.gifTappa 3: Abbazia


abbazia.jpg

 

Sulla sommità del centro storico di Arona si fiancheggiano la chiesa di Santa Maria, quella dei Santi Martiri e i resti dell'Abbazia Benedettina. Quest'ultima, fondata alla fine del X secolo, divenne in breve l'ente monastico piu' importante della zona, arricchito da molti lasciti di terre nei paesi del Parco: Mercurago, Dormello, Dormelletto, Comignago e Oleggio Castello. Dal 1573 al 1773 fu Casa dei Gesuiti, poi venduta a privati. Dell'Abbazia rimangono oggi gli edifici quattro - cinquecenteschi piu' volte rimaneggiati, che ospitano gli uffici comunali aronesi. La parte meglio conservata e' quella del portico del chiostro meridionale. La chiesa dei Ss. Martiri Graziano, Felino, Fedele e Carpoforo custodisce,tra le altre opere d'arte, la pala della Madonna in trono del Bergognone (1489). Sostituì la chiesa abbaziale del X secolo abbattuta alla fine del Quattrocento.
La struttura dell'abside con le prime due campate e' del tardo '400 - inizi '500. La terza campata e la facciata sono della prima meta' del '700. La chiesa dei S. Maria e' ricordata per la prima volta in una carta del 1172. Nel 1271 dipendeva dall'Abbazia. Tuttavia il suo campanile e' di stile romanico, attribuibile alla fine del XI secolo, poi sopraelevato nel '600 e '700. La piccola chiesa romanica relativa fu sostituita dall'attuale a tre navate, consacrata nel 1488 e rimaneggiata piu' volte in seguito. Essa e' ricca di arredi sacri e dipinti tra cui spiccano il Polittico di Gaudenzio Ferrari (1511), un ciclo mariano di sei tele (databile intorno al 1619) del Morazzone; una Deposizione nel
sepolcro e una Madonna in trono tra Santi, affreschi di artisti anonimi del tardo Quattrocento. Nel quadriportico della Canonica fu installata a fine '800 una raccolta di lapidi e reperti antichi raccolti nel territorio.


 

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