Progetto Vincitore Expo 2015

PrimoPiano (746)

Nerviano - Soundtracks festival atto primo. Parte il 30 agosto 2013 a Nerviano in località Garbatola l'edizione 2013 della celebre rassegna sovracomunale di jazz e blues. Il primo show spetta
a alla cantante afroamericana Peaches Staten & Luca Giordano Band
Peaches Staten nasce a Doddsville nel delta del Mississippi, musicalmente cresce in quel di Chicago, dove ha condiviso la scena e registrato con i migliori bluesmen.
Ha una voce versatile che le garantisce ottime performances in tutto il panorama musicale a livello mondiale; suona egregiamente il Wash Board, dando un supporto ritmico incredibile alle sue esecuzioni e creando un impatto visivo che cattura il pubblico. Nel Maggio 2010 e' uscito il suo ultimo cd, live at Legends di Chicago (club di Buddy Guy).
Sul palco, Peaches offre uno show che spazia dal blues al soul/funk, supportata da una band di grande esperienza che valorizza la sua stupenda voce e personalissima presenza scenica.
Luca Giordano è uno dei più appassionati e competenti musicisti blues italiani della nuova generazione E' stato ospite al Chicago Blues Festival 2006 insieme alla leggendaria band di Muddy Waters e si è esibito nei più importanti circoli blues, in numerosi festival e in alcuni dei più famosi locali Blues della Windy City come il Buddy Guy's Legends.
Collabora con diversi artisti di fama internazionale. In Italia è stato in tour con Shirley King, figlia del Re del Blues BB King, con Mr. Chris Cain, icona per tutti i chitarristi Blues, e con il grande sassofonista Sax Gordon Beadle. Attualmente viaggia tra gli States e l'Italia collaborando con numerosi musicisti nostrani e d'oltreoceano: Big Jack Johnson, Billy Branch, Bob Stroger, Bonnie Lee, Carlos Johnson, Les Getrex, Linsey Alexander, Peaches Staten, Matthew Skoller, Junior Watson, Enrico Crivellaro ed altri.

crocione1Legnano – Dopo le bandiere delle contrada, appese qualche giorno fa per le strade della città, sono ufficialmente iniziate oggi le celebrazioni del Palio di Legnano 2015, con la riconsegna della Croce di Ariberto da Intimiano da parte della contrada Sant’Erasmo, vincitrice della scorsa edizione. Come da tradizione oggi 26 aprile il colorato e chiassoso “popolo delle contrade” si è riunito in Piazza San Magno in un abbraccio di festa a questo squarcio di città sempre in grado di abbracciare presente, passato e futuro, popolare e istituzionale, sacro e profano. Accompagnata dagli squilli delle clarisse, dai rulli di tamburi e dai cori dei contradaioli, nonché dai gonfaloni e dalle reggenze delle contrade, la Croce è stata salutata dalle spade dei capitani alla presenza del prevosto Don Angelo Cairati, del sindaco e supremo magistrato Alberto Centinaio e da tutte le istituzioni cittadine e del Palio. La pioggia, caduta nel pomeriggio, non ha intaccato l’evento a cui, come sempre, ha assistito la folla curiosa e appassionata.

crocione3È stato quindi emesso il bando, come da “antica e consacrata tradizione”.

La prossima iniziativa sarà il consueto giorno dei “Manieri aperti”: venerdì 1 maggio sarà una giornata dedicata alla scoperta delle otto Contrade con tante iniziative quali mostre di costumi, mostre di antiquariato, esibizioni di società sportive, mercatini, spettacoli, allestimenti a tema medievale, animazioni per bambini, percorsi enogastronomici...

Per tutto il giorno (a partire dalle ore 9.30) sarà attivo un servizio navetta gratuito (partenza via Luini e arrivo in viale Matteotti presso la sede della Famiglia Legnanese) che collegherà tra loro le varie Contrade. Presso tutte le Contrade saranno attivi servizi di bar/ristoro a tema. (programma)

 

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Enrico G.

Legnano - Settant'anni dalla Liberazione con festa a Legnano con un occhio al passato e al presente. La celebrazione del 25 aprile non è stata turbata dal tempo incerto. La piazza San Magno dopo la deposizione della corona al monumento dei partigiani in largo Franco Tosi ha accolto la festa del settantesimo con i bambini delle Scuole Rodari e Mazzini che hanno cantato a squarciagola l'Inno Nazionale. I discorsi ufficiali del Sindaco Alberto Centinaio e di Luigi Botta Presidente dell'ANPI hanno lasciato anche il giusto spazio agli interventi degli studenti del Bernocchi e del Liceo Galilei che hanno sottolineato l'importanza del contributo delle donne alla Resistenza, del sacrificio delle generazioni che ci hanno preceduto per regalarci questo lungo periodo di pace e democrazia che vanno sempre però difesi ogni giorno. "Ricordiamo oggi la liberazione del nostro Paese dall'oppressione nazifascista –ha cominciato il Sindaco Centinaio-. Sono trascorsi 70 anni da quei tragici fatti che videro migliaia di persone sacrificare la propria vita per restituire la libertà agli italiani e gettare le basi per costruire uno Stato moderno fondato sui principi democratici contenuti nella nostra Carta Costituzionale. Ogni anno che passa sono sempre meno le persone che possono portare la loro diretta testimonianza di quei momenti. E' per questo motivo che diventa sempre più importante fare memoria della lotta partigiana. La sezione legnanese dell'ANPI è da tempo impegnata in un prezioso lavoro di ricerca e ricostruzione storica. Ultima fatica, in ordine di tempo, è la recente pubblicazione di un libro dedicato alla figura del legnanese Giuseppe Bollini, un giovane di appena 23 anni fucilato a Traffiume, frazione di Cannobio l'8 febbraio 1945". "Sono pagine splendide –ha continuato il Sindaco-, da cui emerge la figura di un giovane operaio formato nell'Azione Cattolica e animato da principi che andrebbero presi a modello. Voglio leggere soltanto alcune frasi tratte dal libro, dove troviamo il racconto delle ultime ore di Giuseppe Bollini basato sulla testimonianza del sacerdote che lo accompagnò dal carcere al luogo della fucilazione. Bollini, rivolgendosi al capitano che comandava i militi fascisti disse queste parole: «Signor Capitano, io vi saluto e vi ringrazio. Io non ho rancore per nessuno. Perché ho sempre avuto questo ideale: di vedere la nostra povera patria liberata da tanti odii e da tanta guerra e veramente grande e libera. Anzi questo è il mio ultimo desiderio, che nessuno mai venga ad essere ucciso per vendicare la mia morte». E' un racconto commovente che smonta alcuni luoghi comuni usati da una certa storiografia revisionista per sminuire il ruolo svolto dai partigiani nella guerra di liberazione. Come si può infatti definire "traditori" persone che sono morte rivolgendo il loro ultimo pensiero alla Patria auspicando che essa potesse rinascere finalmente libera dalla guerra e dagli odii! Certamente ci furono eccessi ed azioni poco nobili, ma da questo a mettere sullo stesso piano coloro che si schierarono con l'oppressore nazista e chi morì sognando un futuro migliore per il suo Paese il passo è ben lungo. Il rispetto per tutti i morti è giusto e doveroso, senza però ridurre la guerra di liberazione ad una guerra civile combattuta tra due fazioni di pari dignità". "Ma il racconto delle ultime ore di Giuseppe Bollini –ha detto poi il Sindaco- offre anche spunti di riflessione sui giovani di oggi. Aveva 23 anni quando finì davanti al plotone d'esecuzione. Una fine atroce a coronamento di precise e radicali scelte di vita. Non fu l'unico. E' sufficiente sfogliare il libro che raccoglie le ultime lettere scritte dai partigiani condannati a morte per verificare quanti giovani subirono una sorte analoga. Sono modelli di vita che è quanto mai opportuno portare nelle scuole, negli oratori, negli altri luoghi di aggregazione giovanile". Il Presidente Botta ha esordito ricordando gli amici della Resistenza che non ci sono più: "Nel portare a voi tutti il saluto dell' ANPI legnanese, sento di dire che qui, in questa piazza, come nei passati anni, vorrei vedere la splendida figura di Achille Carnevali, ultimo partigiano della Brigata Carroccio, stella al merito del lavoro, cittadino benemerito, che da pochi mesi ci ha lasciato. Achille non è qui, ma lo sento presente al mio fianco a mio monito ed insegnamento. Affermava Piero Calamandrei in un suo discorso il 28 febbraio del '54 al Lirico di Milano: " Nelle commemorazioni che noi facciamo ci illudiamo di essere noi vivi a celebrare i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i nostri morti che ci convocano qui, come dinnanzi ad un tribunale invisibile , a rendere conto di quello che in questi anni possiamo avere fatto per non essere indegni di loro". "I nostri morti –ha detto Botta- ci parlano di libertà, quella libertà che è come l'aria e che si sente quanto essa sia preziosa per la vita quando comincia a mancare. La libertà esige rispetto per quello che è costata, per quello che sta costando. Allora l'orrore della dittatura fascista e della oppressione nazista sembrava inarrestabile e quasi ci riuscivano. Ma ora sappiamo che fu più forte il sentimento col quale mille e mille donne e uomini misero assieme la loro umanità per non farli prevalere, liberandosi e liberando noi più giovani o che venimmo dopo, dalla minacciosa prepotenza e dal terrorismo dei fascismi. La nostra città non è ricca solo di lapidi e monumenti, è ricca di iniziative , di solidarietà, di lasciti morali di persone che hanno combattuto per la nostra libertà settanta anni or sono ed è sopra questi ideali che dobbiamo consolidare il ricordo dei nostri caduti. Erano consapevoli che lottando contro il fascismo, contro un regime totalitario, per la libertà di tutti, si ponevano le basi di una nuova società, dove la tutela dei diritti di ognuno avrebbe alla fine avuto il dovuto riconoscimento". "Sono stati dalla parte giusta –ha terminato il Presidente dell'ANPI-. Hanno lottato contro i nazifascisti per liberare la Patria e per gli ideali di giustizia e di democrazia. Dall'altra parte sono state operate scelte scellerate, negatrici della dignità dell'essere umano".

IMG 9473 resizeLegnano - Ben tre volte sono stati richiamati gli orchestrali ed il maestro Balleello dagli spettatori/ascoltatori di buona musica al concerto finale in Basilica di San Magno, della stagione 2015 dell'Orchestra JF Haydn Città di Legnano, presentato da Giovanna Colombo, "colonna portante" dell'Associazione. "Non mi aspettavo questo successo. Segno che abbiamo colpito le corde giuste. Il concerto di stasera era un approfondimento fatto dal corso di formazione Orchestrale dell'associazione JF Orchestra da camera città di legnano, su due grandi dell'epoca classica del concertismo ovvero JF Haydn e W A Mozart. E' con piacere che anche i nostri giovani concertisti, sia siano "divertiti"". Il maestro Daniele Balleello, si riferiva al giovane Doriano Di Domenico, di Cantello(oltre a produrre ottimi asparagi, il paese produce ottimi musicisti!), che da circa 3 anni segue l'orchestra e sta diventando un riferimento  del gruppo, che afferma "Ringrazio il Maestro per le opportunità che mi daà. Ho 16 anni e da dieci suono. So che dovrò fare molta strada, ma l'esperienza concreta e progmatica del Maestro Balleello mi sta aiutando". Cosi a fine concerto il più giovane che insieme agli altri, hanno permesso la riuscita del concerto, come da noi anticipato alla vigilia "Il concerto finale della stagione –ha spiegato il Direttore- è di consuetudine dedicato a pagine orchestrali che prevedono un organico completo e di notevole impegno esecutivo. Il programma di sabato 25 aprile contempla due gioielli del repertorio settecentesco, composti a pochi anni di distanza da due geni indiscussi del sinfonismo classico: Franz Joseph Haydn e Wolfang Amadeus Mozart. Prosegue così il percorso di conoscenza delle ultime sinfonie di due protagonisti indiscussi della storia della musica". "Il bilancio della stagione –ha dichiarato Balleello- è ottimo, l'interesse del pubblico dimostra il gradimento della nostra nuova offerta culturale. Abbiamo cercato di fare una scelta con programmi di qualità e il pubblico si dimostra anno dopo anno sempre più attento alle novità e noi siamo dunque ben felici di proporre cose non consuete. Il percorso di conoscenza anche del precedente concerto con la riscoperta Francesco Paolo Neglia è stato apprezzato. Oggi abbiamo chiuso il sinfonismo viennese di due grandi classici".
Enzo Mari
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Alleghiamo le note critiche del concerto a cura di Massimo Sacchi

Introduzione al concerto – La sinfonia negli ultimi decenni del '700
L'ultimo concerto della stagione prosegue la nostra esplorazione di quell'epoca veramente classica per il concertismo, ma soprattutto per il sinfonismo, che furono gli ultimi decenni del Settecento. Oltre al "padrone di casa" Haydn ed a Mozart, ci siamo negli ultimi anni soffermati non solo su altri grandi creatori, come Carl Philipp Emmanuel Bach e Luigi Boccherini, ma anche su figure meno conosciute di compositori-interpreti, quali Viotti, Vanhal e Rolla. Prima del '700 il termine "sinfonia" era usato per contraddistinguere pezzi di vario tipo. Il genere musicale che oggi conosciamo con tale nome si venne formando lentamente, durante tale secolo, da varie forme precedenti, ma in particolare dai pezzi d'insieme puramente strumentali che introducevano opere vocali o musica sacra, dopo che essi iniziarono ad essere eseguiti separatamente, nel corso delle cosiddette "accademie" tenute in luoghi pubblici o nei palazzi aristocratici. Da qui alla creazione di sinfonie come brani interamente autonomi il passo fu breve, ed il periodo dal 1730 al 1750 conobbe una vera e propria esplosione di compositori e scuole, soprattutto in Germania ed a Vienna, ma anche in Italia, con il milanese Sammartini. È difficile riassumere in breve spazio l'evoluzione che portò alle grandi sinfonie di Haydn e Mozart. Ne richiameremo solo alcuni punti essenziali: l'aggiunta stabile, a partire dal 1740, ai soli archi con basso continuo (la sinfonia "a 4") dapprima di oboi e corni, poi di altri fiati; la creazione di nuovi effetti orchestrali, quali per esempio i crescendo e decrescendo (aumenti o diminuzioni graduali dell'intensità sonora), volti ad ottenere svolgimenti più drammatici ed emotivamente coinvolgenti per l'ascoltatore; varie possibili strutture per il primo movimento, tra le quali prevalse la cosiddetta "forma-sonata" basata sui rapporti di tonica-dominante, con esposizione bitematica, sviluppo e ricapitolazione; l'inserimento nella struttura simmetrica veloce-lento-veloce, ereditata dal concerto barocco, di un tempo a carattere di danza stilizzata, il minuetto con trio (consuetudine iniziata verso il 1760); la progressiva crescita di importanza del finale, in forma di primo tempo di sonata semplificato, o di tema variato, o più frequentemente di rondò (alternanza ciclica di ritornello e temi). Va da sé che le caratteristiche che abbiamo così sommariamente indicato, non diverranno mai norma assoluta, almeno per i grandi creatori (come vedremo durante questo stesso concerto). In quanto a Haydn, sebbene non sia del tutto esatto affermare che egli sia stato il padre della sinfonia (lo fu molto di più per il quartetto d'archi), è altresì reale che egli ne accompagnò la crescita per quasi quarant'anni, fino a farne il genere più importante ed elevato della musica colta profana. Per un lungo periodo, lavorando alle dipendenze di pur colti aristocratici, i gusti del suo pubblico non erano favorevoli ai cambiamenti rivoluzionari. Tuttavia, anche senza porsi traguardi ben definiti, egli seppe apportare miglioramenti continui, sinfonia dopo sinfonia, fino a superare tutto ciò che era stato scritto prima: il suo genio scopriva modi sempre nuovi di creare contrasti o combinazioni orchestrali, così come di sfruttare la massa sonora d'insieme. Le sinfonie haydniane sono così numerose che è possibile suddividerle in veri e propri periodi creativi. L'ultima fase comprende le sei sinfonie "parigine", le cinque composte tra il 1787 ed il 1789, ed infine le dodici "londinesi". In queste opere maestrìa e padronanza del mezzo sonoro divengono assolute, perfette, e forse ineguagliate nella storia di questo genere musicale, dato che in tutti gli altri grandi sinfonisti (compresi Beethoven, Brahms e Bruckner) è possibile percepire l'esistenza di punti deboli, talvolta anche nei loro capolavori, come a sfilacciare un poco la trama del tessuto musicale, che facendosi più rada mostra l'ordito sottostante. Si sono fin qui citati numerosi "numi tutelari" della storia della sinfonia, ma non si è ancora nominato il secondo protagonista della nostra serata, cioè Mozart. In una prospettiva puramente evolutiva, il suo influsso non fu certamente comparabile a quello di Haydn, dei figli di Bach, o di compositori come Stamitz e Dittersdorf. Più decisivo e continuo fu, ad esempio, il suo apporto alla storia del concerto per pianoforte, genere sul quale egli puntava maggiormente. Purtuttavia, e non vi sarebbe certo bisogno di dirlo, egli compose anche numerosi immortali capolavori sinfonici.

Il programma
Franz Joseph Haydn - Sinfonia No.101 in Re maggiore

"Vorrei ora parlarvi delle sue nuove sinfonie, composte espressamente per questi concerti, e da lui stesso dirette. È veramente meravigliosa la sublimità di pensieri che questo augusto maestro tesse nelle sue opere. [...] In ogni sinfonia di Haydn, è certo che l'adagio o l'andante dovrà essere ripetuto, dopo i bis più veementi. Il degno Haydn, della cui conoscenza personale vivamente mi pregio, si comporta in queste occasioni nel modo più modesto. È davvero un uomo di buon cuore, schietto, onesto, stimato e amato da tutti."
Dal «Journal of Luxury and Fashion», 25 marzo 1794

Al pari della No.104, presentata l'anno scorso, la Sinfonia 101 fa parte del gruppo delle "londinesi", scritte per essere eseguite nel corso dei due viaggi nell'isola che Haydn intraprese, rispettivamente, nel 1791-92 e nel 1794-95, dopo la morte del principe Eszterházy, al cui servizio era rimasto per quasi trent'anni. Il musicista giunse nella capitale britannica su invito dell'impresario Johann Peter Salomon. Nel corso del secondo viaggio, che ebbe un esito altrettanto trionfale del primo, fu eseguita (il 3 marzo 1794) anche la nostra Sinfonia, diretta dall'autore e con Salomon come primo violino. Essa dimostra la sua trasformazione da compositore di corte stipendiato per scrivere musica da intrattenimento, a musicista che creava senza più condizionamenti, e si confrontava direttamente con un pubblico vasto ed eterogeneo, non solo con un selezionato uditorio aristocratico. Nelle sinfonie di Londra Haydn raccolse e vinse tale sfida, creando un monumento musicale in grado di stare alla pari con le ultime creazioni mozartiane, e che avrebbe avuto un influsso decisivo su tutta la storia del sinfonismo, fissando il linguaggio in una forma che sarebbe poi stata utilizzata da tutti i grandi musicisti della generazione successiva, come Beethoven e Schubert, senza apportarvi sostanziali mutamenti. Tra i molti aspetti importanti di queste opere, uno dei più interessanti (e più immediatamente percepibili) è l'ingresso stabile, nelle partiture sinfoniche, di trombe, clarinetti e timpani, prima utilizzati in modo occasionale. Il linguaggio haydniano, si diceva, avrebbe avuto un influsso decisivo sulla storia del sinfonismo... ma non lo ebbe sui gusti dell'ascoltatore medio che, dall'800 e fino a oggi, avrebbe sempre preferito la musicalità più a fior di pelle, la drammaticità più "preromantica" di Mozart, rispetto all'equilibrio ed alla presa di distanza ironica - nel senso socratico del termine - del creatore dalla sua stessa creazione, una delle qualità che più caratterizzavano artisticamente e umanamente Haydn, saggio figlio del popolo proveniente da una famiglia di modesta condizione economica (padre carrettiere, madre cuoca) della Bassa Austria. Come avviene di frequente nelle ultime sinfonie haydniane, anche la 101 inizia con un Adagio, misterioso e oscuro e forse non immemore dell'inizio del "Don Giovanni" di Mozart. A sorpresa, si sfocia senza transizioni in un leggero e danzante Presto in 6/8, dall'umore antitetico. Il primo tema, enunciato immediatamente, è costituito da una semplice scaletta ascendente, e ben evidenzia la suprema semplicità del genio, capace di costruire un capolavoro utilizzando materiale del tutto convenzionale, che compositori meno dotati avrebbero usato soltanto come riempitivo nei passaggi di transizione. Il secondo tema è costituito da un motivo discendente non dissimile dal primo. Lo "sviluppo", assai elaborato e ricco di colori rispetto alle sinfonie coeve, fa ricorso a una densa scrittura fugata e a una drammatica intensificazione "a terrazze" (ripetizione in crescendo di un breve motivo), mentre la "ripresa" non si limita alla ricapitolazione finale dei temi, ma vi aggiunge brevi modulazioni armoniche inattese. Nella "coda", a poche battute dalla fine, il flauto introduce nitidamente il motivo che conclude la Sinfonia "Jupiter" di Mozart: forse l'ultimo commosso saluto ad un amico troppo presto scomparso. L'Andante in Sol maggiore, scandito in un tempo di 2/4 nel quale archi e fagotti ticchettando in pianissimo accompagnano la melodia dei violini, ha procurato alla sinfonia il suo soprannome (e se ne ricorderà Beethoven nell'Allegretto della Ottava Sinfonia). Ma, qui come altrove, il sollecitare la complicità e la memoria dell'ascoltatore grazie all'utilizzo del "caratteristico" non scade mai, in Haydn, nel grossolano, grazie al tratto lieve e all'uso di un'intelligenza ironica e sempre vigile. Il tema, dallo spirito di una serenata, è dapprima esposto dai violini e poi ripreso dai flauti, che già avevano avuto un ruolo importante nel primo tempo. L'ampio episodio centrale in Sol minore, aperto da un "tutti" orchestrale, ha lo stesso andamento ritmico, ma viene sviluppato in maniera inattesa, fino a toccare tonalità lontane. E come nel Presto, la riapparizione del primo tema non è semplice ripetizione, bensì lo spunto per ulteriori divagazioni, con il flauto in evidenza. Il terzo movimento è un Menuetto settecentesco, ma il suo nobile fraseggio, modellato ad ampie campate, ne fa già un preludio degli "scherzi" beethoveniani. Nel Trio centrale è ancora una volta la voce del flauto a instaurare un dialogo solistico con il resto dell'orchestra. Il Finale, che potrebbe apparire un po' sbrigativo rispetto agli altri movimenti, rivela in realtà al contempo la maestrìa compositiva e la personalità dell'autore: rondò, forma sonata ed una doppia fuga a 4 voci sono perfettamente fusi senza lasciare alcuna scoria di lavorazione, ma tutto è lasciato sempre in un tono basso, mai dimostrativo. Questa modestia, questo rispetto dei limiti è un altro lascito del classicismo musicale, di quella "civiltà della sonata" che ancora ci illumina e della quale Haydn fu esponente sommo. (Durata: circa 30 minuti)

Wolfgang Amadeus Mozart - Sinfonia No.35 K.385 in Re maggiore

"...lo confesso, ora sono invidioso. Sì, invidio in modo profondo e doloroso.
O Dio! Dov'è giustizia, se il dono sacro, se l'immortale genio non è concesso
in premio ad un amore ardente, a un duro lavoro, a tanti sacrifici e tante preghiere, ma risplende sul capo d'un folle, d'un vacuo perdigiorno?
(Aleksandr Sergeevi? Puškin, «Mozart e Salieri»)

La Sinfonia No.35 di Mozart costituisce la prima del gruppo delle ultime sei (dato che la No.37 fu in gran parte scritta da Michael Haydn). Fu composta a Vienna nel 1782, un anno dopo che Mozart - dopo una lunga serie di assenze - era stato licenziato da Salisburgo, ricevendo come liquidazione un calcio nel sedere (non figurato) da parte del segretario dell'arcivescovo Colloredo, e si era trasferito nella capitale per intraprendervi, primo tra i grandi compositori, quell'attività da libero professionista della musica che sarebbe finita per lui tanto male. Finì male, ma non per le macchinazioni del perfido Salieri, come insinuavano il regista Forman in "Amadeus", e prima di lui il poeta russo Puškin: Antonio Salieri era un buon uomo che sarebbe stato ricordato con stima anche da un allievo di nome Ludwig van Beethoven. La colpa fu del fatto che Wolfgang era sì un genio nella musica, ma purtroppo pessimo sia nelle pubbliche relazioni sia come marketing director di sé stesso. Nei pochi anni che gli restavano da vivere avrebbe scritto oltre 250 lavori, inclusi 17 concerti per pianoforte e 7 opere, saturando rapidamente ogni possibilità di assorbimento da parte del pubblico. Del resto, pochi decenni dopo di lui, anche un altro gigante della musica, l'ex maestro di scuola Schubert, avrebbe mancato il bersaglio e sarebbe morto pressoché in miseria. Crediamo, se le conoscenze non ci ingannano, che il primo musicista importante che riuscì a farsi imprenditore di sé stesso e a guadagnare fu Muzio Clementi, a Londra. E in fondo anche lo stesso Beethoven, per quanto ruvido e irriconoscente, riuscì a crearsi una cerchia di amici e protettori che quasi mai gli fece mancare il suo discreto aiuto nei periodi difficili, nonché a trovare editori disponibili a pubblicare persino opere per l'epoca assai ardue, come gli ultimi quartetti. Tornando a quell'estate del 1782, la storia della creazione di questa sinfonia è ben conosciuta. Mozart ricevette dal padre Leopold la richiesta di una nuova serenata, commissionata per la nobilitazione del figlio del suo amico salisburghese Sigmund Haffner. Affannosamente stretto tra l'ultimazione de "Il ratto dal serraglio" e il suo imminente matrimonio, egli la compose in fretta e controvoglia («Non mi piace buttar giù scarabocchi!», commentò poi). Qualche mese dopo, richiesto nuovamente il manoscritto al padre, vi espunse un secondo Minuetto e la Marcia che apriva e concludeva il lavoro, adattò il primo e l'ultimo tempo, ed aggiunse flauti e clarinetti, ricavandone la nostra sinfonia, che alla prima esecuzione, avvenuta nel marzo 1783, sorprese piacevolmente persino lui. L'Allegro con spirito si apre con un salto dell'orchestra all'unisono, in un gesto quasi d'impazienza o d'esasperazione, seguito dalla risposta dei violini (la differenza tra Haydn e Mozart emerge nettamente anche dal carattere dei loro temi: generalmente più leggeri e concisi quelli del primo, più caratterizzati e ampi quelli del secondo). Ma altri scarti e passaggi bruschi non mancheranno nel corso del primo e dell'ultimo tempo. Tutto il movimento è basato su questo tema, che viene dapprima ripetuto in forma imitativa, e poi mantenuto in sottofondo agli archi anche durante l'enunciazione del secondo tema da parte dei fiati. Alcuni commentatori hanno persino considerato l'Allegro con spirito della Haffner come monotematico, facendo paragoni con alcuni primi tempi delle sinfonie di Haydn dello stesso periodo. Lo sviluppo vero e proprio, prevalentemente in modo minore, fa largo uso di macchie di colore strumentale e del contrappunto; è noto che nell'inverno precedente il nostro autore aveva studiato attentamente le opere di Bach e Händel. L'Andante ed il Minuetto con Trio, che rinunciano ai flauti ed ai clarinetti, sono i movimenti della sinfonia che più ne rivelano l'origine di serenata, un genere certamente convenzionale, ma che a noi pare anche quello dell'utopia mozartiana: negli incantati giardini notturni e negli idilli campestri evocati dalle Serenate scorgiamo il vagheggiamento di una riconciliazione tra natura e cultura, tanto contrapposte dalla cultura illuministica. Insomma, prima dell'utopia umanitaria beethoveniana, e di quella schubertiana di un mondo basato sull'amicizia, vi è quella mozartiana del ritrovamento di una perduta innocenza umana, che sarà poi compiutamente espressa nel Flauto magico, ed in modo toccante nell'elisio finale dell'ultimo Concerto per pianoforte. Il frenetico Finale ("da suonarsi più presto possibile") esordisce con un tema degli archi all'unisono, tratto dal "Ratto dal serraglio", precisamente l'aria «Ah, come trionferò!» cantata dal capo degli schiavi Osmino. Più eloquente di così... Si tratta di un movimento in forma di rondò-sonata a due temi, molto serrato nei suoi pochi minuti di durata e che, prima della coda, inserisce a sorpresa un altro breve motivo tratto dall'opera. Il fragore dei colpi di timpano allo scoperto aggiunge una nota di umorismo finale a questa sinfonia, così ricca di umori contrastanti. (Durata: circa 25 minuti).

carabinieriLegnano - C'è un accusa di tentato omicidio per un uomo che stanotte ha aggerdito alcuni giovani colpevoli di averlo di disturbato.

La vicenda riguarda un italiano 45enne che, infastidito dal vociare di alcuni ragazzi, si è prima affacciato dalla finestra insultando e minacciando i giovani, poi è sceso in strada imbracciando una pala da muratore. Lo stesso ha prima pesantemente danneggiato l'autovettura di uno dei giovani, poi si è scagliato contro un 26enne italiano, colpendolo più volte con la pala e, solo la reattività dello stesso e l'intervento dei suoi amici, ha scongiurato più gravi conseguenze.

Il malcapitato se l'è infatti cavata con pochi giorni di prognosi per le contusioni riportate, mentre l'aggressore è stato immediatamente tratto in arresto dal personale dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Legnano e tradotto presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio, accusato di tentato omicidio, danneggiamento aggravato, lesione personale, minaccia aggravata e porto di oggetto atto ad offendere.

gigi farioli zonnaBusto Arsizio - E' nel momento del "Red carpet" che un festival cinematografico raggiunge l'apice della sua potenza. Solamente in quella marcia esso abbraccia a pieno ciò che rappresenta. E' una cerimonia e in quanto tale deve avere quella serie di tratti caratteristici che devono inquadrare dove siamo e cosa stiamo facendo. Non importa che sia Cannes, Venezia, Hollywood o Busto Arsizio. Tappeto rosso, fotografi, flash, aria da momento importante e tanti spettatori. Si tratta di un momento magico. E' un grande rito. Un rito di cui Busto Arsizio non ha osato fare a meno.

Uno dopo l'altro sono entrati presso le sale del Teatro Sociale tutti coloro che hanno contribuito a costruire il successo di questa XIII edizione del Baff con l'occhio all'imminente apertura di Expo Milano 2015 tra una settimana. damore
Sul palco il direttore Steve Della Casa e la madrina Valeria Solarino hanno presentato uno ad uno i vincitori di quest'anno. Il primo a salire sul palco è stato Antonello Fassari, premiato per la sua capacità di interpretare sia ruoli popolari sia personaggi più complessi ed impegnativi. Successivamente è stato assegnato il premio tecnico alla "Roma Lazio Film Commission" nella persona di Luciano Sovena per essere stato in grado di portare a Roma grandi produzioni che hanno creato occupazione sul territorio. Il premio speciale assegnato dall'Istituto Cinematografico M. Antonioni se l'è aggiudicato Stefano Fresi. Laura Bispuri con la sua "Vergine giurata" ha vinto invece il premio nella sezione opera prima.

giovannigaravaglia-1771Le due stelle che hanno brillato più di tutte sul palco sono state però Alessandra Mastronardi e Marco D'Amore che hanno ricevuto rispettivamente il premio come miglior attrice e miglior attore. Con questa scelta il Baff sceglie di portare il dovuto riconoscimento della critica a due astri nascenti del panorama cinematografico italiano. Attori che nonostante l'età hanno raggiunto una piena maturità espressiva e che vedono crescere anno dopo anno la loro richiesta in produzioni sia nazionali sia internazionali.

Antonello Fassari e Alessandra Mastronardi, finita la premiazione, si sono cimentati nell'interpretare uno dei dialoghi vincitori del concorso "Le parti in Commedia" tratto da "Straziami, ma di baci saziami" mettendo in scena un divertente sketch.

I discorsi del direttore artistico luciano baff romaaSteve Della Casa, del presidente del festival Alessandro Munari e del sindaco Gianluigi Farioli hanno chiuso la kermesse. Dopo l'omaggio di Munari al lavoro dello staff che ha saputo "fare grande il festival e la città" il sindaco ha chiuso  la XIII edizione del Baff. "Un festival che non si è limitato a fare del cinema un momento di intrattenimento ma lo ha elevato a strumento di riflessione, formazione e cultura".

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Galleria fotografica a cura di Carlos D'Agostino

Franco TosiLegnano - "Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto. L'offerta iniziale degli acquirenti non prevedeva soluzioni lavorative per quasi 140 persone, mentre voleva ripartire con nuovi rapporti di lavoro e trattamenti retributivi ricondotti ai minimi contrattuali oltre che l'integrale applicazione del Jobs Act. Inoltre, abbiamo scongiurato la certezza del fallimento in caso di naufragio della trattativa con il conseguente licenziamento di tutte le 346 maestranze".
E' quanto affermano Ermanno Cova, segretario regionale della Fim Cisl Lombardia e Giuseppe Oliva, segretario della Cisl Milano Metropoli Legnano Magenta, a proposito del felice epilogo della vicenda della Franco Tosi di Legnano.
Nella notte, infatti, è stato trovato l'accordo ed stato scongiurato il fallimento dell'azienda con il risultato che i 346 posti di lavoro sono salvi.
L'intesa, siglata da Fim-Cisl e Uil-Uil, con le rispettive Rappresentanze sindacali (Fiom-Cgil non ha firmato) è l'ultimo passo, dopo una lunga maratona iniziata nel pomeriggio di giovedì fra le organizzazioni sindacali, la Bruno Presezzi e la Franco Tosi Meccanica in amministrazione straordinaria. L'ipotesi di accordo raggiunta è stata resa possibile anche dalla disponibilità di oltre 70 lavoratori che, ad oggi, hanno accettato un percorso di accompagnamento alla pensione.
"Le soluzioni individuate dall'ipotesi di accordo – aggiungono Cova e Oliva - interessano tutte le persone attualmente occupate, garantendo lavoro e continuità di reddito, delineando contestualmente un possibile rilancio dello storico stabilimento della Franco Tosi".
"La Tosi è una delle aziende simbolo del nostro territorio. – conclude Oliva- La sua salvezza può funzionare da esempio e da stimolo per la ripresa di questa zona, fortemente colpita dalla crisi proprio nel comparto dell'industria. Significativo è che tutti, sindacato e Cisl in prima persona ma anche le amministrazioni pubbliche si siano sempre impegnate al raggiungimento di questo risultato".
"Sinceramente non capisco – conclude il dirigente cislino- perché un'organizzazione come la Fiom si sia ancora volta chiamata fuori: da una prima lettura dell'accordo mi sembra ci siano tutte le risposte alla domande che in questi anni sono state poste dai lavoratori. Mi auguro che questa frattura possa essere ricomposta all'interno delle assemblee di fabbrica che saranno chiamate a ratificare l'intesa".

I TERMINI DELL'ACCORDO

La Bruno Presezzi impegnerà notevoli risorse economiche nel rilancio della Franco Tosi. In aggiunta al prezzo di acquisto e di affittanza (quasi 7 milioni di €) e dei previsti investimenti iniziali per oltre 2 milioni di euro (manutenzione dei macchinari, trasferimento degli uffici nella storica palazzina di piazza Monumento, sostituzione di tutto il sistema informatico aziendale) dovrà impegnare decine di milioni di euro per garantire la continuità produttiva, puntando all'acquisizione di nuove commesse.
L'intesa prevede una soluzione occupazionale per tutti i lavoratori in forza alla Franco Tosi, ovvero:
- 170 assunzioni che verranno contestualmente realizzate con la definitiva firma dell'accordo se quest'ultimo sarà approvato dalle assemblee previste lunedì prossimo;
- 40 assunzioni previste entro i successivi 2 anni;
- 16 dipendenti (servizi generali a supporto dell'area dalla vigilanza alle attività di manutenzione) mantenuti in forza dalla procedura;
- 15 lavoratori che potranno essere interessati da offerte occupazionali presso gli stabilimenti brianzoli della Bruno Presezzi (con una compensazione del disagio di trasferimento);
tutti i rimanenti, al netto dei pensionabili, dopo un percorso di formazione e riqualificazione professionale, saranno comunque ricollocati entro il 2017.
L'accordo ha previsto anche di mantenere integralmente i trattamenti economici in essere, incluse le anzianità convenzionali maturate.
La Bruno Presezzi ha sottoscritto inoltre l'impegno a mantenere le attività, anche per il futuro e senza limitazioni temporali, nello storico stabilimento di Piazza Monumento.
Lunedì 27 aprile si terranno le assemblee informative e poi tutti i lavoratori saranno chiamati, attraverso un referendum confermativo, ad approvare l'ipotesi di accordo per una sua definitiva validazione.

«L'Amministrazione Comunale attende rispettosa e fiduciosa la libera espressione dei lavoratori, pur non potendo esimersi dal ribadire che la mancata sottoscrizione dell'accordo porterebbe la Franco Tosi al fallimento, con un grave danno per la città e per il tessuto economico del territorio, ma soprattutto per i lavoratori.
Riteniamo che lo spingersi nella "zona buia"della procedura fallimentare non possa essere considerato favorevole agli interessi legittimi dei lavoratori»: fanno sapere dalla giunta Centinaio.



Milano - Anche anche il nuovo organo di governo territoriale del milanese commemora il settantesimo anniversario del 25 aprile.

Il Vice sindaco metropolitano Eugenio Alberto Comincini ha inviato una lettera a tutti i sindaci della Città metropolitana di Milano per invitarli, in occasione del prossimo 25 aprile, a ricordare nei discorsi commemorativi anche le vittime del Mediterraneo e a deporre vicino alle corone di alloro un mazzo di rose bianche, simbolo delle vittime innocenti e, in Germania, emblema dell'opposizione non violenta al regime della nazista.

"Credo doveroso dedicare un momento del 25 Aprile alle vittime del mare con un gesto simbolico – ha dichiarato il Vice sindaco metropolitano - e ho invitato tutti i Comuni della Città metropolitana di Milano ad aderire per non limitarci a celebrare ciò che è stato e che deve essere ricordato – per l'importanza che quell'avvenimento ha avuto per la Storia del Paese – ma anche perché la Libertà è un bene in sé e per riscoprire valori di solidarietà e umanità. Non può non sconcertarci, infatti, che il problema dell'immigrazione e di quanti vogliono riconquistare la libertà e desiderano una vita migliore, venga affrontato quasi esclusivamente sotto il profilo economico. Non si tratta di cambiare il significato dell'anniversario della Liberazione, ma i festeggiamenti per il 25 Aprile sono l'occasione per ricordare chi è oppresso, come noi lo siamo stati fino a 70 anni fa, chi fugge dai totalitarismi, dalle guerre, dalla persecuzione, dalla povertà, chi ha combattuto in nome della Resistenza e chi, ancora oggi, cerca la libertà, in ogni parte del mondo." - ha concluso il Vice sindaco metropolitano.

La Città metropolitana di Milano il 25 aprile porterà le rose bianche in alcuni luoghi simbolo delle ricorrenze: a Palazzo Isimbardi - sede della Città metropolitana di Milano - per la lapide che ricorda i Caduti in guerra, al Sacrario dei Caduti di tutte le guerre in Largo Gemelli e in Piazzale Loreto per l'omaggio ai Quindici Martiri.

IMG 9135 resizeCastellanza – "Siamo riusciti a destinare 20.000 euro e far ripartire il Museo Pagani. C'è ancora tanto da fare, e facciamo appello a tutti per sostegni concreti" queste le parole intrise di soddisfazioni, dell'Assessore alla cultura del Comune di Castellanza, Fabrizio Giachi, che con il nipote dell'Artista degli Ombrelli e non solo, Simone e l'associazione degli Amici del Museo hanno compiuto questo miracolo (Pagani è uno dei massimi rappresentanti del Dadaismo, correnti del '900 e studioso, collezionista, amante di arte contemporanea), realizzando il progetto "Nutrire la mente di Arte Contemporanea" rivolto sia a cittadini sia ad ospiti di Expo Milano 2015. "Sono stato in Francia in estate e quando ho affermato di essere di Castellanza, la gente del posto mi ha citato il Museo Pagani. Per me era impensabile che il nostro Museo, apprezzato in tutta Europa, dovesse essere ancora chiuso!" ha aggiunto l'assessore.
Simone Pagani, presente alla conferenza stampa, emozionato ha aggiunto "Grazie all'attenzione dell'assessore il museo ri-apre. E' una bellissima notizia per noi e vogliamo farlo conoscere ancora di più con iniziative collaterali oltre alle visite: vorremmo creare un Bookshop, ripopolare l'atelier, che quando era in vita il nonno accoglieva artisti da tutta Europa, vorremmo che gli spazi sia interni sia esterni, diventassero un riferimento attraverso mostre e performance, di artisti emergenti. A breve il nuovo sito web ed un pannello tecnologico per far conoscere il nostro museo a cielo aperto".

Simone si riferiva alla estensione anche per il Museo Pagani, della donazione al comune di Castellanza, di due pannelli tecnologici realizzati dall'associazione TurismoSempione e dall'associazione GeoCult frutto del progetto "Geocult web 2.0: Valorizzazione dei beni culturali del territorio" che attraverso un bar-code, una App è possibile avere informazioni, tramite Smatphone, su Villa Pomini ed il Museo Archeologico Didattico San Carlo finanziato dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus. A consegnare i pannelli, il giovane presidente di TurismoSempione, Federico Mari (assente gustificato Beppe Fierro presidente di AsseFocale) . "Grazie all'apertura del Museo Pagani, l'associazione si è impegnata, in collaborazione con l'assessorato alla cultura, a realizzare lo stesso pannello anche per il Museo Enzo Pagani, che provvederà a sistemarli nei punti ritenuti strategici per la fruizione di cittadini ed ospiti di Expo ed aggiornare il sito web www.geocult.it ", ha dichiarato Mari dopo aver presentato l'attività di valorizzazione turistica dell'associazione. 

Tornando al progetto "Nutrire la mente di arte contemporanea" è il progetto per ri-lanciare in occasione di EXPO e non solo, la collezione Pagani, circa 630 opere, attraverso una serie di visite guidate gratuite, tenute da Erika Giovannelli in forza alla Biblioteca civica, nel periodo da Maggio ad Ottobre 2015 – in concomitanza con l'EXPO – per ridare slancio al Parco Museo Pagani di Castellanza; una vera oasi artistica in cui sono collocate centinaia di opere tra sculture e mosaici, realizzate con materiali più diversi: marmo, pietra, bronzo, ferro, acciaio, legno, vetro, ecc.

Una raccolta particolare, quasi unica nel suo genere, sia per il numero di opere che vi hanno trovato sistemazione, sia per la notorietà degli artisti italiani e stranieri rappresentati, sia per la vastità dell'area, sia per l'idea di "portare le opere d'arte all'aperto al contatto diretto con la natura, a respirare aria libera".
Enzo Mari
Galleria e video saranno pubblicati tra breve

IatPP resizeLegnano - Anche Foody, la mascotte di Expo che porta allegria a Grandi e Piccini, all'inaugurazione dell'Infopoint Iat-Sempione.
L'apertura alla quale è invitata tutta la cittadinanza, è prevista per Domenica 26 aprile 2015 con inaugurazione alle ore 10.45 in piazza Italia 20 a San Vittore Olona. L'inaugurazione prevede alle 10.45 il taglio del nastro con la benedizione del parroco Don Davide Bertocchi ed il saluto del Sindaco di San Vittore Olona, Marilena Vercesi in rappresentanza della Milano che conviene, aggregazione di 19 comuni dell'Altomilanese per promuovere le eccellenze della zona. Al tavolo, per una breve presentazione ci sarà il presidente della Milano che conviene Alberghi, Pierre Taillander, rappresentanti della MCC Istituzioni, il Segretario della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, Carlo Massironi, che sostiene il progetto, Federico Mari presidente di TurismoSempione ed Enzo Mari segretario dell'associazione Turistico-culturale.
Dopo l'inaugurazione i presenti saranno invitati a trattenersi per un brindisi con buffet.
Lo "iat-Sempione" è un Punto Informazioni e Accoglienza Turistica ideato dall'Associazione Turistico-Culturale TurismoSempione, in collaborazione con gli enti locali del territorio, la rete di alberghi "Alberghi la Milano che conviene", la rete di Comuni dell'Altomilanese "la Milano che conviene", Confcommercio Legnano, Fondazione Comunitaria del Varesotto ONLUS, finalizzato alla valorizzazione dei beni culturali, turistici, paesaggistici e commerciali dell'Asse del Sempione. Lo spazio che si affaccia direttamente sulla Statale del Sempione a S. Vittore Olona in Piazza Italia 20, sarà aperto prima, durante e dopo Expo Milano 2015 e diventerà un'interessante vetrina del territorio attraversato dall'antica via Napoleonica.
Il progetto iat -Sempione vuole essere uno "spazio aperto" dove imprenditori, cittadini, turisti italiani e stranieri possano usufruire dei servizi che rendono gradevole la permanenza sul territorio, proponendo esperienze a tutti.
Vi aspettiamo quindi Domenica 26 Aprile alle ore 10.45 presso lo spazio situato in P.zza Italia, 20 a San Vittore Olona.

La Redazione

bene pubblico1Legnano - La Giunta Municipale ha manifestato il proprio interesse all'acquisizione, a titolo gratuito, di un bene immobile situato in città confiscato alla criminalità organizzata. Si tratta di una villa ubicata in viale Pasubio 21 (rione San Martino), libera su quattro lati, completamente recintata a due piani fuori terra, costituita da dodici vani con annesso box di circa 70 metri quadrati. Da una verifica effettuata dalla Polizia Locale l'edificio si presenta in buone condizioni.

La decisione segue una richiesta in tal senso pervenuta nei giorni scorsi dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Una volta trasferito l'immobile, si procederà a definire la sua destinazione d'uso per fini esclusivamente sociali.

Si conclude così un iter iniziato nel marzo 2012 quando gli organi d'informazione avevano dato notizia del provvedimento di confisca nell'ambito di una vasta operazione giudiziaria contro la 'ndrangheta. La villa era infatti la residenza di Cosimo Barranca accusato di essere il capo indiscusso della "locale" milanese.

La Redazione


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